L’acqua come energia

Gli impianti idroelettrici, una risorsa per il Paese
L’Etiopia ha un obiettivo ambizioso: diventare un’economia carbon neutral a medio reddito entro il 2025. Per raggiungere tale obiettivo, il Paese ha deciso di puntare sulle energie rinnovabili, a partire dall’idroelettrico. Le risorse economiche investite nelle produzione di energia elettrica ammontano a circa un terzo del Pil etiope, per una cifra di circa 12 miliardi di euro.

L’energia idroelettrica è un asset fondamentale nel processo di crescita economica etiope e Salini Impregilo un partner strategico nello sviluppo di tutte le sue potenzialità.

Attualmente circa l’85% dell’energia generata nel Paese viene da impianti idroelettrici, un risultato ottenuto grazie agli ingenti investimenti fatti e alle opere realizzate.

Circa il 30% del Pil viene infatti investito su progetti energetici legati all’utilizzo intelligente delle enormi risorse idriche presenti sul territorio nazionale, con l’obiettivo di arrivare al 2035 a 40mila MW di energia generata con questo genere di tecnologia.

La spinta sull’hydro è strategica non solo in chiave economica e industriale, ma anche in tema di tutela ambientale e di sviluppo sostenibile. Diventare un Paese carbon neutral entro il 2025, quindi libero dall’utilizzo delle fonti energetiche derivanti dal carbone, è una vera e propria sfida che il governo etiope insegue puntando proprio sui progetti idroelettrici, insieme ovviamente a tutte le altre forme di energia rinnovabile.

Inoltre, l’utilizzo delle risorse idriche a fini idroelettrici non sottrae acqua per altri impieghi (es. irrigui, potabili), contribuendo pertanto alla sostenibilità complessiva di tali investimenti.

In questo quadro le opere realizzate da Salini Impregilo sono un asset fondamentale per la quota di energia pulita prodotta dal Paese, e allo stesso tempo contribuiscono all’ottimizzazione nell’utilizzo delle acque.

Il percorso parte da lontano, ispirato da una visione lungimirante che trova espressione nella realizzazione di progetti complessi e integrati come quello della cascata Gibe-Omo.

I primi progetti per lo sfruttamento del potenziale idroelettrico dei due fiumi Gilgel Gibe e Omo risalgono infatti ai primi anni ’80 e hanno portato, nel tempo, alla realizzazione di tre diverse dighe capaci di dotare il Paese di quell’energia che non aveva mai avuto. I lavori della prima diga di Gilgel Gibe I iniziano nel 1986 e terminano nel 2004, dopo una lunga interruzione intercorsa durante gli anni ’90. Gilgel Gibe II è stata invece costruita tra il 2004 e il 2009, e nel 2006 sono iniziati i primi progetti per la realizzazione della terza e più grande delle dighe: Gibe III.

Tutte e tre le opere contribuiscono in maniera diretta al benessere e alla qualità della vita delle persone, perché oltre all’aspetto commerciale, e quindi alla vendita dell’energia ai paesi confinanti e alla sua disponibilità come attrattore di capitali esteri e di imprese internazionali, tutto questo ha un obiettivo primario: fornire energia al popolo etiope.

E i numeri confermano che l’accesso all’elettricità è quasi triplicato nel periodo 1990-2012, passando dal 10% a circa il 27%[1]. Gibe III e gli altri progetti in corso di realizzazione nel Paese contribuiranno ulteriormente ad estendere la popolazione raggiunte dall’energia elettrica, per di più prodotta da fonti rinnovabili.

La domanda interna intanto cresce ad un ritmo annuo del 25% e dovrebbe salire al 32% nei prossimi anni. Una domanda che è figlia dello sviluppo economico che sta vivendo questo Paese. Uno sviluppo che va sostenuto e alimentato, anche con la produzione di energia sostenibile.
 

[1] Fonte: World Bank

 

85%
dell'energia prodotta

nel Paese viene dagli impianti idroelettrici

Il governo sta investendo il 30% del Pil

in progetti legati allo sfruttamento delle risorse idriche

Etiopia obiettivo 2025
 

diventare un'economia carbon neutral

 

 
 

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